In relazione alla crisi generale del sistema teatrale ed ai recenti accadimenti che hanno causato la sospensione di alcuni spettacoli di circuitazione nazionale ed in attesa di una legge sul teatro che ancora non vede la luce, alcuni operatori dello spettacolo dal vivo intendono rispondere a questi avvenimenti con il presente documento. Si vuole evidenziare la situazione di un settore già particolarmente colpito da una “non politica culturale” che l’ha reso fragile e ricattabile.
Il sistema economico e finanziario del Paese è in crisi. Lo sforzo che il Governo e le imprese stanno facendo è quello di ripensare a una ristrutturazione del mondo del lavoro e soprattutto delle modalità produttive ed operative delle imprese che sono il volano economico del Paese.
La debolezza del sistema- spettacolo è dovuta essenzialmente alla carenza di liquidità che non consente a nessuno di poter garantire tempi e modi di pagamento delle spettanze; una situazione che colpisce tutti: circuiti territoriali, teatri comunali, teatri stabili pubblici, privati e compagnie di giro. Tutti i settori dello spettacolo dal vivo - arroccati su posizioni di difesa – si sono inventati giorno dopo giorno regole non scritte che potessero consentire la sopravvivenza del loro
lavoro. Oggi respingono un’etica che sia contro il lavoro e auspicano per il futuro che tutte le parti in causa, si diano finalmente e formalmente delle regole chiare che possano rispondere alle reali esigenze del settore.
Occorre ribaltare il vecchio concetto di assistenzialismo, che ha caratterizzato sinora il rapporto tra politica e cultura, perché, con i suoi numeri, lo spettacolo dal vivo è a pieno titolo un settore altamente produttivo, e ogni azione pubblica volta a sostenerlo deve essere considerata dallo Stato un investimento.
I numeri parlano chiaro: circa 250.000 lavoratori tra attori tecnici e personale aggiunto; circa 2000 aziende dell’indotto che vivono con il nostro settore (autotrasportatori, scenotecniche, sartorie, alberghi, ristoranti, autonoleggi, ecc.).
Fino ad oggi i governi che si sono succeduti non hanno fatto molto per proteggere questa categoria.
Lo Stato spende per la cultura 0,21% del PIL, il Fondo unico dello spettacolo è ai minimi storici, pari al 0,018% del PIL (la media per lo standard europeo – Francia, Inghilterra, Germania – è del 2,21%.). Le risorse degli enti locali sono state decurtate dal 40 al 60% circa.
I teatri, la distribuzione, la produzione, gli attori e i tecnici delle compagnie devono fare i conti con una liquidità inesistente, esasperata inoltre dalla chiusura del credito bancario, che ritiene il nostro settore in crisi e quindi inaffidabile.
Per questi motivi lanciamo questa proposta al Governo tramite il nostro Ministro Prof. Lorenzo Ornaghi, affinché vengano interessati, oltre al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero del Lavoro unitamente ai sindacati:
1. Riconsiderare il nostro settore come un settore produttivo di categoria A (investimento) e non, come finora considerato, di categoria C (assistenza);
2. Istituire un fondo di garanzia statale per riaprire il credito bancario;
3. Trasparenza nei criteri di assegnazione nella gestione dei finanziamenti pubblici;
4. Studiare i termini della defiscalizzazione (ad esempio: riduzione dell’aliquota IVA, esenzione fiscale dell’IRES, istituzione del tax shelter e del tax credit come per il cinema) che consentirebbe al settore di rilanciare l’offerta culturale aumentandone la produttività;
5. La possibilità di utilizzare il credito derivante dai contributi statali come compensazione sul pagamento degli F24;
6. Facilitare l’accesso al lavoro riducendo le aliquote previdenziali per le scritture teatrali di giovani attori e tecnici (magari anche utilizzando i fondi accantonati dall’Enpals - oggi Inps - per pensione non maturate);
7. Ripristinare gli ammortizzatori sociali (indennità di disoccupazione) su modello francese;
8. Facilitare la contribuzione volontaria per gli over 55 con quota figurativa;
9. Ridiscutere i termini del CCNL del 20.11.2008 (scaduto il 31.12.2010) per attori, tecnici, ballerini, professori d’orchestra e coristi scritturati dai teatri stabili, dalle compagnie professionali dei teatri di prosa; in particolare l’art. 8 (modalità di pagamento del compenso) con la possibilità di accordi in deroga per dilazioni;
10. Definire finalmente la categoria di appartenenza dei lavoratori dello spettacolo.
Invitiamo tutti i colleghi ad aprire un tavolo comune di rappresentanza per ritrovare quell’unità che ci consenta di migliorare tutti insieme il nostro lavoro.
Firmatari:
Associazione Culturale La Pirandelliana
Associazione Culturale Voglia di Teatro
Bellomo Francesco
Calabrò Sebastiano
Cocciolito Maurizio
Compagnia della Rancia
Coop. Teatro Ghione
Cose diteatro e musica
De Riccardis Mariangela
Di Giovanni Brunilde
Essevuteatro New Srl
L’Isola Trovata Srl
Martini Simone
Nausicaa Srl
Natale Patrizia
Palmieri Ercole
Peep Arrow Ent. Srl unipersonale
Piparo Massimo Romeo
Pragma Srl
Proietti Cosimi Francesca
Renzullo Michele
Santoro Valerio
Schiavoni Robert
Soc. Della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli” (TE)
Teatro Bellini di Napoli
Teatro88 bdg srl
Utim Sas
Vernassa Giovanni
Firma la petizione inviando una mail con il testo ADERISCO e indicando nome e cognome all'indirizzo: lavoratorispettacolo@hotmail.com

